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GUIDA TURISTICA

Il Castello

Il Castello


Tra i castelli del Medio Evo, che ancor oggi si possono ammirare, il Castello di Monticello rappresenta uno dei più notevoli esemplari, sia per la sua classica architettura, sia per il perfetto stato di conservazione. L’epoca esatta della fondazione del Castello non è sicura, ma è però certo che il Castello già esisteva prima dell’anno mille, come risulta dai documenti della Chiesa d’Asti.

Il castello appartenne fin dagli inizi alla Chiesa d’Asti, e si ritiene che i Vescovi Conti, allora potentissimi, lo avessero fatto costruire a difesa dei confini dell’antico contado di Asti, dopo la calata dei Saraceni, che nel 920, discesero dalle Alpi, distruggendo ed incendiando molte città del Piemonte, tra le quali Alba.I Vescovi di Asti, furono signori di Monticello fino al 1372, e sotto il loro dominio, il Castello ed il feudo venivano affidati a privati signori loro vassalli.
Nella storia del castello si ricordano i due più importanti assedi.
Il primo ebbe inizio nel 1187 e terminò nel 1190. In quel periodo, il vescovo di Asti aveva affidato il castello ai signori De Govono, i quali gli si erano ribellati. Il vescovo si vedeva così costretto a chiedere aiuto agli Albesi, i quali accorsero a mano armata in sua difesa e dopo tre anni di lotta liberarono il castello.

Il secondo assedio al castello avvenne nel 1372. In quel tempo il vescovo di Asti aveva insediato nel castello un suo vassallo, molto prepotente e violento: Ludovico Malabalia, il quale tiranneggiava e maltrattava la popolazione di Monticello. I monticellesi esasperati chiesero allora l’aiuto dei Conti Roero, nobili di Asti e signori di Monteu, che erano tra i più illustri e potenti feudatari di quell’epoca. I Conti Roero accorsi in aiuto degli abitanti di Monticello, erano quattro fratelli di nome Percivalle, Aimonetto, Andrea ed Antonio. Essi, a capo delle loro milizie, posero l’assedio al castello e dopo aspre battaglie lo conquistarono, liberando così i monticellesi dalla tirannia del Malabalia, che venne rinchiuso nelle prigioni di Asti.
Dopo questa vittoria, in riconoscenza di questa nuova benemerenza acquistata dai Roero in difesa dei diritti della Chiesa d’Asti, il Vescovo rinunciò in loro favore al feudo di Monticello. I Roero si insediarono quindi nel castello e il Papa Gregorio XI, concedeva ai nuovi castellani l’investitura in data 4 giugno 1372.Quando i fratelli Roero vennero a dividere le proprietà, il castello ed il feudo spettarono al Conte Percivalle, dal quale discende direttamente il ramo degli attuali proprietari.Come primo atto della loro signoria, i Roero vollero concedere al Comune di Monticello, statuti di buon governo e nuove libertà, dimostrando fin da allora quella liberalità e quello spirito di giustizia, che nel corso di tanti secoli attirarono loro l’ammirazione e la stima delle popolazioni sottoposte al loro dominio.Il castello, che sorge sulla sommità del monte, è un imponente quadrilatero e si erge sui bastioni attorno ai quali un tempo correva il fossato.

La facciata è delimitata da due torri, un torrione rotondo all’angolo destro e una torre quadrata, con i lati ruotati di 45°, al lato opposto.I principali restauri del castello furono fatti eseguire alla fine del 1300 da Percivalle Roero, quando il castello venne munito di nuove difese, di spalti, di torri, di caditoie.Al principio del 1600, il conte Onorato Roero, Generale e Governatore, provvedeva a nuovi restauri.Ma le modifiche e i restauri più importanti furono quelli intrapresi nel 1785 dal Conte Francesco Gennaro Roero, Viceré di Sardegna, in occasione delle sue nozze con Paola del Carretto. Venne allora abolito il ponte levatoio, abbassato il livello del terrapieno; agli spalti ad ei fossati si sostituirono bellissimi giardini, mentre anche nell’interno del castello si procedeva a nuove restaurazioni e decorazioni.Costruito in mattoni a vista (5 milioni di pezzi) consta di un piano terreno e di due piani sopraelevati con la parte superiore coronata da merli alla ghibellina che proteggono il passo di ronda che corre lungo tutto il perimetro del castello a parte un breve tratto sul fianco occidentale.

Si accede al piano terreno dallo scalone di pietra, che dal 1785 sostituisce il ponte levatoio. Il portale del castello si apre sulla vasta sala d’armi, dove si trovano le antiche armature medioevali e una preziosa raccolta di armi di tutti i tempi, molte delle quali furono usate dagli antenati della casata.Passando dinnanzi alla Cappella gentilizia, si accede, dalla doppia rampa di scale della torre rotonda, al piano superiore.Il primo piano è formato da imponenti saloni, che conservano l’impronta delle dimore medioevali. Molto interessante è la maestosa galleria con i ritratti degli antenati tra i quali sono raffigurati i conti Percivalle e Aimonetto Rotari, antichi conquistatori del Castello (1372). Ornano le pareti del grandioso salone, ritratti di illustri condottieri, di crociati, di cardinali, di governatori, di viceré, dimostrando la grandezza di una casata che fin dai primi albori della storia, venne considerata tra le più illustri e potenti della nobiltà originaria italiana e che in riconoscimento dei tanti meriti ricevette nel corso dei secoli l’investitura di oltre novanta feudi.Nella sala del biliardo, si trova lo storico archivio della famiglia. Alle pareti si notano due arazzi su seta, che appartennero ai condottieri crociati del Casato Rotario.Uno degli arazzi in cornice è lo stendardo che la tradizione ritiene appartenesse al Crociato Ghiglione Rotario (1098). L’altro ricorda il voto di Bonifacio Rotario quando, partecipando alla crociata indetta dal Papa Clemente VI, cadde prigioniero degli infedeli. Liberato miracolosamente dalla prigionia, il Conte Bonifacio non appena tornato in patria, volle sciolgliere il suo voto recandosi in pellegrinaggio sulla più alta vetta delle Alpi, per deporvi la sacra immagine della Vergine. Tra grandi pericoli il Conte Bonifacio raggiunse la vetta, fino ad allora ritenuta inaccessibile, del Rocciamelone, per deporvi un magnifico trittico (1 settembre 1358). Da allora la montagna venne consacrata alla Madonna e tutti gli anni nella ricorrenza dell’Assunta si svolge un pellegrinaggio che transita ai piedi del rifugio chiamato “Cà d’Asti”, che il Conte Bonifacio costruì al suo passaggio per il riposo e il riparo dei pellegrini.Al centro del primo piano si trova la galleria settecentesca, la cui trasformazione, data all’ epoca dei restauri del 1785. Questi restauri furono eseguiti da un celebre architetto, l’impronta di una villeggiatura.Notevole la vasta e ricca biblioteca, situata nel salone a ponente, nella quale si trovano da secoli, tante opere storiche e letterarie.Bellissime le decorazioni della sala da pranzo, delle camere padronali e delle sale della torre quadrata. In quest’ultima sala, si noti l’antica stampa che produce la scena del duello vittorioso del condottiero di crociata Ghiglione Rotario, contro un capo degli infedeli.All’interno del piano rialzato, si trova il cortile, di pianta quadrata (al cui centro è situata la vetta del monte). Il cortile è particolarmente interessante per essere rimasto nella sua struttura del 1300, con le sue finestre ad arco, la sua bellissima galleria ad archi opivale e la sua torre ottagona, nella quale si sviluppa una scala a chiocciola, che porta ai piani superiori (nel cortile si trovano ancora le tracce sui muri dell’antico ponte levatoio, che vi accedeva direttamente attraverso l’attuale galleria settecentesca del primo piano).La scala a chiocciola che si snoda nella torre interna ottagonale, porta al secondo piano e alla sommità del castello. Al secondo piano si trovano le stanza per gli ospiti. Si giunge quindi in cima al castello, che ha la parte superiore coronata da una merlatura a coda di rondine detta “alla ghibellina”.Lungo le fronti della sommità vi è l’intatto “passo di ronda” (l’unico che ancora si possa ammirare nei nostri castelli), con la lunga fila delle caditoie, presso le quali si trovano ancor oggi gli enormi sassi, che i feudatari di quei secoli remoti facevano trasportare con grande fatica, per averli pronti in caso di assalto nemico.

Il Castello di Monticello, che si annovera tra i più antichi ed i meglio conservati del Piemonte, deve la sua rara fortuna al fatto di essere da seicento anni posseduto e abitato dalla famiglia dei Conti Roero.I Conti Roero, da proprietari intelligenti e profondamente intenditori, ne hanno curato attraverso i secoli, la perfetta conservazione, preoccupandosi scrupolosamente di mantenereal Castello la sua strutturaprimitiva, e di accrescerne contemporaneamente la bellezza e lo splendore dei particolari.Grazie a loro questo superbo esemplare di castello medioevale, si presenta ancor oggi in tutta l’imponenza di quella forza e di quella maestosa bellezza, che testimoniano di tante grandezze feudali.

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